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Articolo di Gianni Rodari
pubblicato sul «Paese Sera»
sul tema delle paure.
Riporta l'esperienza
con un gruppo di adulti a Verona
e quella con la nostra classe
a Giugliano.
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VERONA. Incontro promosso dall'IPAI (Istituto provinciale assistenza infanzia) sul tema «adulti e bambini”. Un gruppo affronta il tema delle paure infantili. Si trova agevolmente che uno dei mezzi per conoscerle è quello di ricordare le paure vissute da bambini. E’ vero che molti anni (almeno dieci, nel caso migliore) separano gli adulti presenti dai bambini in età scolare di oggi. Bisognerà fare molte tare. Né fidarsi troppo della memoria Ecco, ad ogni modo, l'elemento delle paure sperimentate nella propria infanzia, da una decina di adulti veronesi del 1978:
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Paura del buio (in sé e per sé: in cantina, nei luoghi isolati, nel bosco; paura delle forme degli alberi nel buio).
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Paura di essere scoperti mentre si facevano giochi sessuali (il gioco del dottore, la scoperta del corpo, parole e disegni osceni).
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Paura della corrente.
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Del giudizio degli altri.
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Di non aver fame all'ora di pranzo (e quindi di essere sgridati, n d r.)
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Di trovare cibi sgradevoli e di doverli mangiare.
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Di essere mandata alle funzioni religiose.
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Paura del prete. Paura dell'autorità scolastica.
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Della minaccia: “Questa sera lo dico a papà”.
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Del lupo. Dei topi. Degli insetti. Dei pipistrelli. Dei serpenti.
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Di santa Lucia (la santa che localmente porta doni ai bambini, come la Befana a Roma, n.d.r.)
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Del vuoto. Di perdere l'equilibrio.
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Di non essere figlia della propria madre.
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Paura del dottore. Dell'ansia materna quando si era ammalali. Di vedere il viso triste della madre.
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Paura di morire. Del diavolo. Di doversi sposare. Di avere figli.
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Di perdere il succhiotto. Dei castighi.
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Dei rumori. Del temporale. Del sibilo del vento. Degli spazi.
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Dell’uomo col sacco.
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Della vecchia nel pozzo.
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Dei comunisti che mangiano i bambini.
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Dei mostri delle favole.
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Dell'acqua. Degli aerei. Di rimanere soli.
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Dei ladri. Dei compagni dell'asilo.
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Di essere scoperti mentre si picchiavano con altri bambini; mentre si pasticciava in cucina.
L'elenco, come si è visto, è abbastanza informe. Completo sì e no. Si conoscono elenchi di «babau» infantili in cui le paure risultano molto più personalizzate, ossia, più del tipo «uomo col sacco» che del tipo «paura di essere scoperti». Si tratta anche di paure diverse: talune legate all'inconscio; altre ai rischi della socializzazione; altre al dovere di accettare i modelli imposti. Insomma, materiale per discutere.
Si può anche agire diversamente. Per esempio, confrontare le paure ricordate dagli adulti con quelle confessate dai bambini stessi. A Giugliano, presso Napoli nella scuola elementare dei Fratelli Maristi, in una quarta maschile, chiedo ai bambini di scrivere su un foglietto di cosa hanno o hanno avuto paura «quando erano piccoli» (il rinvio al passalo, ovviamente, è destinato a fornire un alibi ai ragazzi troppo orgogliosi per confessare di avere quella paura).
Trascrivo tutti i foglietti raccolti, anche se contengono non poche ripetizioni, perché mi sembrano tutti interessanti, in qualche modo «personali» (da non dimenticare che siamo a pochi chilometri da Napoli, il tasso di originalità è molto elevato):
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Paura del buio; paura di cadere; paura di farmi i capelli.
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Paura dei film del terrore, degli animali feroci, del buio.
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Lo scarafaggio, il ragno, lo scorpione.
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Paura della mummia (vista in TV, n.d.r.); della statua spaventapasseri; dei marziani: io credevo che mi rubassero.
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Paura di un gatto che mi inseguiva; di una donna che gridava.
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Ombre, buio, oggetti che cadono nel buio o in qualche posto.
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Il buio, i rumori, le ombre.
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Buio. Topi. Gridi.
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Paura delle streghe: la notte andavo a dormire nel letto di mia madre. Paura dei ladri: quando dormo penso che i ladri mi uccidano.
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Paura di restare in casa solo. Quando ero piccolo avevo paura di tagliarmi i capelli. Paura dei cani.
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Frankenstein, il buio, i film di vampiri (la TV è molto presente, come si vede, in queste confessioni, n.d.r.)
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Guardare di notte la lampadina accesa. Guardare di notte la porta aperta. Sentire la musica dei film polizieschi.
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Paura del lupo.
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Paura del lupo mannaro, del leone.
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Paura dei serpenti, del buio, paura della pazza.
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Quando la sera chiudo la porta ho paura. Quando vengo dal cinema ho una grande fifa. Ho paura del lupo mannaro.
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Il buio, la solitudine.
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Avevo paura dei sogni che facevo.
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Paura di King Kong. Dell'uomo-lupo. Dei leoni.
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Le mie paure sono: il buio, la solitudine, i film paurosi visti alla televisione.
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Paura del buio. Di Dracula. Dei Robot.
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Paura dei ladri che rubano i bambini. Da piccolo mi mettevo paura quando mi lasciano solo (il bambino voleva scrivere, evidentemente, «mi lasciavano»; il verbo al presente lo tradisce come un lapsus n.d.r.)
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Da piccolo, del buio. Da piccolo, scheletri.
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Di notte mi sveglio e mi immagino una scena paurosa di un film che ho visto.
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Ho paura quando si va in una strada di montagna e sotto c'è un burrone.
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Paura del buio, dell'ombra, del fantasma
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Paura dei film di giovedì al secondo canale; ho paura se viene il terremoto; ho paura di stare solo in una casa.
Due soli bambini hanno scritto di non avere e non aver mai avuto paura di niente.
Nella conversazione che segue alla lettura dei foglietti nasce il progetto di «distruggere tutte le paure». I ragazzi portano a scuola scatoloni vuoti, avanzi di cartone, pezze, con cui si fabbricano tanti mostri che simboleggiano le paure e vengono poi riuniti in un solo «mostro dei mostri». L'idea è di fare una danza intorno al mostro e dargli fuoco (com'è stato fatto altrove, in questo non siamo inventori, ma imitatori). Per la danza occorre una canzone. Tutti scriveranno su un foglio, all'insaputa uno dell'altro, di nascosto, quali parole vorrebbero inserire nella canzone. E’ così succede un fatto strano ma non troppo: almeno otto-dieci bambini (su trentasei) suggeriscono di prendere a modello la canzone che nelle ultime settimane Rascel e un coretto di bambini cantavano a chiusura di una trasmissione del «piccoletto». La canzone comincia: «Noi siamo piccoli ma cresceremo». Ma il secondo verso trovato dai bambini di Giugliano diverge sensibilmente dal modello, perché dice: «E allora i mostri distruggeremo.» L'ultimo verso della canzone televisiva diceva: «noi siamo piccoli ma dateci del lei». I bambini di Giugliano suggeriscono: «Mostri e fantasmi dateci del lei».
Insomma, la TV. che è stata all'origine di tante paure notturne, ha suggerito ai bambini anche le parole e la musica per esorcizzarle e per dire qualcosa col permesso di Rascel di molto serio.
(Nota: alla fine il mostro non viene bruciato, perché c'è troppo vento e sarebbe pericoloso; bisogna accontentarsi di abbatterlo e farlo a pezzi).
Gianni Rodari
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Canzone contro le paure (Come è nata: vedi l'articolo sopra)
Con Rodari componemmo e musicammo solo il ritornello. Ma poiché le idee suggerite dai vari foglietti erano tante, Rodari stesso ci propose di farne una canzone, di musicarla e di mandargliela registrata. Così abbiamo fatto. |
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NOI SIAMO PICCOLI MA CRESCEREMO
E ALLORA I MOSTRI DISTRUGGEREMO
E IN SANTA PACE NOI DORMIREMO,
MOSTRI E FANTASMI DATECI DEL LEI!
Voi che di notte ci spaventate,
si può sapere perché non ve ne andate?
E voi mamme ci disturbate
quando brutte storie ci raccontate.
Senza esitare ve la farem pagare,
perché siam piccoli
e ne volete approfittare.
Vampiri e fantasmi vi dobbiamo sgominare,
dal nostro paese vi dobbiamo cacciare.
A calci e mazzate vi distruggeremo,
con un cannone vi uccideremo
e allor famosi diventeremo.
Abbasso i fantasmi, abbasso i vampiri,
abbasso tutti i mostri del mondo,
abbasso la paura che non esiste.
NON ABBIAMO PIÙ PAURA: URRÀ!
NON ABBIAMO PIÙ PAURA: URRÀ!
NON ABBIAMO PIÙ PAURA: URRÀ! URRÀ! URRÀ! | |